sabato 12 gennaio 2013

(di nuovo) Verso Londra



Torino, 13 gennaio, dopo mezzanotte

Ultima sera a Torino. Avrei ancora degli amici cari da incontrare, ma non ho voglia di uscire, Ogni volta che parto mi prende l’agitazione, a cui non mi abituerò mai. Mi sembra di lasciare sempre qualcosa e di non sapere, in un certo senso, quel che troverò, o che ritroverò.
Ho voglia di finire questo libro che mi ha prestato il caro G., Romanticidio, di stare un po’ sola coi miei pensieri dopo una settimana di incontri densi e splendidi.

Mi torna in mente il sondaggio proposto da Riotta qualche giorno fa su Twitter. Chiedeva cosa ciascuno di noi suggerirebbe a se stesso potendo tornare indietro di 10 anni. La prima riposta, quel giorno, fu: partire prima, lontano da questo Paese. Ma in realtà non è così. Se ripenso agli ultimi dieci anni, e in questi giorni ci ho pensato spesso, direi piuttosto che rifarei tutto quel che ho fatto, nel bene e nel male. Perché in dieci anni la vita m’è cambiata, ho imparato le cose più importanti, e tra errori, salti nel vuoto e scelte impulsive, di strada ne ho fatta, e sono sempre stata me stessa. Ma soprattutto, ho incontrato tante persone speciali, nelle situazioni più disparate.

Mi sono scoperta ottimista nelle chiacchierate di questi giorni. Non mi aspetto più niente dal futuro, non ho più angosce, o semplicemente non voglio averne, e mi sento decisamente più libera. Le delusioni mi hanno temprato, il pessimismo ha esaurito la sua carica, e una strana serenità ha segnato il passaggio a questo 2013 tutto da scoprire.

Certo, a parlare di politica c’è sempre da incazzarsi, qui in Italia. Come tutte le cose a cui tieni, ti si scatena dentro una bufera, e non ti lascia in pace, ti toglie il sonno.

Mi restano alcuni pensieri, adesso, ripercorrendo alcune conversazioni.

Primo, che all’estero si resta sorprendentemente italiani. Incontri gente da ogni angolo del mondo, scopri culture nuove, ma permane un forte attaccamento alla terra, per certi versi si acuisce, seppur senza nostalgie. Quando ho partecipato ad alcuni eventi organizzati da PD, IdV e SEL a Londra, la domanda è stata: che senso ha avere la sede distaccata di un partito italiano qui? La risposta l’ho capita in questi mesi: perché le nostre scelte, di partire, tornare o semplicemente sognare di farlo, in fondo dipendono dalla politica italiana, da quello che costumi, regole, leggi e opportunità ci offrono o ci negano nel concreto.

Secondo, che la distanza non recide i legami. Succedono tante cose nella vita, ciascuno segue la sua strada, compie le sue scelte, ma è bello ritrovare anche solo per pochi minuti persone con cui riesci a confrontarti, capirti, condividere gioie e dolori. In questo senso, internet aiuta, ma tutto dipende da volontà e reciprocità. E quando si riesce a restare in contatto, ci si scopre appagati dalle ricchezze altrui e da quello che ogni amicizia, nella sua diversità, offre.

Terzo, che sono felice. Tante persone sono entrate e uscite dalla mia vita, ma ciascuna ha lasciato un segno, anche quelli che sono scomparsi, per un motivo o per un altro. Perciò alla Federica di dieci anni fa avrei di nuovo suggerito, di volta in volta, di vivere tra Minervino, Torino, Roma, Parigi, Bruxelles e oggi Londra. Le perdonerei gli errori e le suggerirei le medesime scelte, perché per le condizioni da cui partiva non poteva immaginare di più di quel che è stato.

Non ho rimpianti, e seppur non professionalmente realizzata mi sento fiera della ricchezza accumulata, che non sono soldi ma affetti. Quelli nessuna crisi mondiale te li può togliere.
Grazie amici miei, di oggi e di ieri, vi porto sempre nel cuore. I momenti stupendi trascorsi assieme, gli abbracci, le battute, i caffè, i tè, le cene e i pranzi, le sedute di yoga, i traslochi matti e disperati nelle varie cantine di Torino e le chiacchierate di questi giorni non li dimenticherò mai.

venerdì 4 gennaio 2013

Candidati dalla società civile organizzata

In questi giorni fioccano i nomi dei candidati alla prossime elezioni politiche. Tanti volti nuovi, e questo è un bene, soprattutto dalla società civile. Tra le mille cose su cui sto riflettendo, ce n'è una che mi preme in modo particolare. La difesa dell'indipendenza delle associazioni rispetto ai singoli che decidono - legittimamente - di intraprendere nuovi percorsi, in questo caso di politica attiva.

Come sempre, non voglio fare la moralista senza sapere di cosa parlo, e quindi mi riferirò alla mia personale - seppur datata! - esperienza in questo campo. Ovviamente qui mi riferisco ad associazioni chiaramente apartitiche e pluraliste (democratiche o meno). Non faccio nomi, perchè vorrei fare un discorso molto generale.

Nel 2007, ad un mese dalla scadenza del mandato di presidente della F., mi fu chiesto di candidarmi al CNSU, in ragione dell'esperienza maturata proprio nella F. Accettai, ma non ne parlai con alcuno pubblicamente. E così la campagna elettorale - con tutti i limiti che non sto qui a ricordare - la iniziai, in ritardo rispetto agli altri, dopo aver terminato l'incarico e senza chiedere a nessuno un appoggio tramite l'associazione. Era ovvio che tanti mi conoscevano in quanto ex-presidente della F., e che anche per questo mi fu proposto di candidarmi, ma era altrettanto chiaro e pacifico che la mia avventura in quel mondo era finita in modo irreversibile, politica universitaria o meno, e che quindi avrei vissuto in maniera solitaria la fatica e il peso di una campagna elettorale breve ed improvvisata, senza esercitare o subire strumentalizzazioni.

Nonostante ciò, ricevetti da personalità inaspettate parole di biasimo per questa scelta - giusto per il gusto di darmi contro, sollevando la questione del "chi fa associazionismo non deve far politica, sommando gli incarichi", che evidentemente non mi riguardava; questione che rilanciai al mittente, invitandolo a guardare prima al caso della propria famiglia, dove un certo signore ricopriva l'incarico di presidente di un'associazione cattolica e allo stesso tempo, da anni, quella di consulente giuridico di un ministro - ministro evidentemente schierato con un partito -, incompatibilità mai affrontata nella sede della sua associazione.

E' ovvio che, essendo cresciuta nella F., mi senta molto sensibile al tema dell'incompatibilità e della separazione degli incarichi per la tutela di organismi pluralisti e apartitici.

Penso che non si debba nascondere il proprio passato, ed anzi esserne fieri se si è agito con correttezza, passione e coscienza, ma che per il bene di associazioni plurali si debba avere il coraggio, una volta deciso di intraprendere altre strade, di recidere completamente il cordone con il mondo da cui si proviene, senza doverlo rinnegare, e questo vuol dire sapere che non si può utilizzare quel bacino di persone come bacino di consenso, pena la strumentalizzazione dell'associazione.

Perché dico questo? Perché so bene, come quanti ci sono passati, che le avventure in certe organizzazioni, soprattutto ad alti livelli, lasciano il segno in modo indelebile ed oltre le proprie ammissioni e volontà, e che non è per nulla semplice decidere di tornare ad essere un emerito nessuno dopo aver goduto dell'ebbrezza e del consenso che un ruolo associativo spesso comporta.

Pertanto, a tutti quelli che decidono di fare il grande passo, chiedo estrema chiarezza e trasparenza, l'assunzione certo di responsabilità in sede pubblica qualora eletti, ma anche l'umiltà di lasciare completamente liberi e tutelati nella loro diversità coloro che continuano a militare nel mondo associativo. In breve, promettere versamenti di stipendi parlamentari, non mi pare una bella mossa. Come insegna il Vangelo, se vuoi fare un'offerta per la causa, non hai bisogno di farti pubblicità, altrimenti scadi nella strumentalizzazione.

Chi ha orecchi per intendere, intenda!

giovedì 3 gennaio 2013

Dal ginecologo in un paesino del sud Italia


Mi è capitato oggi, per la prima volta nella mia vita, di andare a fare una visita ginecologica nel mio paesino d'origine dove non vivo da oltre dieci anni, MM.

E' stata un'esperienza incredibile dal punto di vista antropologico.
Arrivo poco prima dell'appuntamento, e scopro che gli orari sono puramente indicativi: una coda di donne con parenti al seguito mi aspettava, e lì avrei atteso per oltre due ore.

Sì, avete letto bene, con parenti al seguito. La prima cosa stupefacente, che mi ha fatto perdonare la strana proposta di mia madre di venire con me - seccamente cassata -, è stato constatare che qui si usa proprio così: mariti, fidanzati, figli e soprattutto mamme che non solo facevano compagnia nell'attesa (fosse questo il motivo, potrebbe essere un pensiero gentile), ma assistevano alla visita delle dirette interessate.

Nella sala d'attesa, tento di estraniarmi leggendo, e ci riesco, perché termino due libri, e nascondo il divertimento per la situazione che mi circonda dietro i sorrisi ispirati da alcune pagine che mi ritrovo tra le mani.

Per un'ora e mezza regna il silenzio, nessuno tra i presenti si conosce così bene da intavolare una chiacchierata, e anche i due bimbi che accompagnano una mamma se ne stanno tranquilli senza rompere la quiete.

Poi la situazione inizia a movimentarsi: arriva una furbetta, che con la scusa di dover ritirare un foglio, scavalca la fila e va a parlare con la dottoressa; iniziamo ad essere tutti stanchi e nervosi; i miei libri terminano e voglio fare una pausa; arriva una ragazza il cui posto era stato tenuto per ore dalla zia, la quale ha pure la sfacciataggine di chiedermi 1) che visita devo fare - i cazzi tuoi? - 2) se per gentilezza potevo far passare prima lei che non ne poteva più di tenere quattro litri d'acqua nella pancia.

Davanti alla porta d'ingresso, le signore controllano la situazione di chi entra e chi esce, e per ogni paziente sentenziano quanto tempo ci metterà e cosa deve fare: "questa è in attesa, quindi controlla solo i battiti", "questa ha bevuto quattro litri d'acqua e fa l'ecografia", etc.

Una vecchina, appena arrivata, si siede e sentenzia: "quanta gente in attesa in questo paese!", ma la sua vicina prova a ribattere: "beh non credo che siano tutte qui perché in attesa...a giudicare dai pochi pancioni".

Ma la vecchina resta ferma nella sua idea, perché ai suoi tempi - ma anche nel 2013 -, in questo microcosmo di mondo - dove la vita privata, e quindi quella sessuale, è controllata dalla famiglia e dalla società -, le donne vanno dal ginecologo solo quando sono in attesa (debitamente accompagnate!).





mercoledì 26 dicembre 2012

Tramonti natalizi a sud-est


Minervino Murge, 26 dicembre 2012

A distanza di un anno dall’ultima volta, sono tornata nella mia terra. Ad accogliermi, un clima primaverile, così strano rispetto al Natale innevato e freddo a cui siamo abituati. Rispetto a tutte le altre volte, sono  felice di questo ritorno. Sarà che l’esser nomade, senza un posto “mio”, sempre ospite di qualcuno, ad un certo punto stanca. 

Riprendo possesso di un mio, seppur piccolo, spazio, arrangio una stanza che ormai è diventata – nelle mie lunghissime assenze – il laboratorio di cucito di mia madre, e finalmente ritrovo la possibilità di concentrarmi sulle mie cose. 
Con un tramonto più bello dell’altro alla mia destra, il profilo del Monte Vulture sullo sfondo e tanti colori che di giorno in giorno cambiano.

Dopo tanto tempo, oggi un’amica mi ha chiesto un lavoro dietro pagamento. E penso che sono mesi che non ho un lavoro, uno stipendio, che mi sono disabituata a chiedere soldi per qualcosa che so fare, che non vedo l’ora che questa situazione finisca, e che, nonostante tutto, mi sento serena e penso positivo.

Natale strano, questo. Felice di essere a Minervino, solita ritrosia a rivedere tutte le persone del mio passato, quantomeno tutte assieme. Sole e alte temperature, tanti libri da leggere (ora che con il Kindle non c’è limite di possibilità), incontri e telefonate con le persone più care, soprattutto quelle che essendo rimaste indietro a livello tecnologico, puoi solo raggiungere con una landline per parlarci comodamente.

Ho voglia di Camaldoli, oggi. E mi piacerebbe trascorrere lì il Capodanno che viene.
Cos’è tutta questa nostalgia? Forse la canzone che gira in sottofondo, per non sentire le urla del gruppo che gioca in soggiorno… “That I would be good” di Alanis Morissette


domenica 9 dicembre 2012

Asya

Istanbul (Asya), 9 dicembre 2012

Otto giorni fa lasciavo Londra, un po' triste e nostalgica, e arrivavo nella città ponte tra Oriente ed Occidente stanca, con troppi bagagli e zero voglia di tornare in Italia. Alla fine, tra nuove conoscenze, tante risate, delusioni e una scorpacciata di ottimi dolcetti turchi, mi ritrovo a casa di una gentile donna turca amante dell'Italia.

Il Cultural Innovators Network per certi versi è finito. Con Sertaç e Nagham avremmo voluto creare un organismo dal basso, composto di membri eletti in assemblea, ma i tedeschi sono rimasti spiazzati, e l'incontrollabile ed imprevisto come sempre è poco ben accetto. Ne prendiamo atto.

Tutto bello, ma è mancato un po' di coraggio e ardore rivoluzionario, non nelle parole, ma nella sostanza.

Resta la tenacia trasmessa da Rami nell'advocacy workshop, il sorriso dei ragazzi sudanesi, l'amarezza per un'occasione perduta, la dolcezza di alcuni.

E la convinzione di dover imparare, al più presto, l'arabo. I love you guys!

lunedì 26 novembre 2012

Le primarie viste da Londra

25 novembre 2012, le prime vere primarie del centrosinistra. Per chi ricorda le passate tornate, quelle in cui vinsero prima Veltroni, e poi Bersani - primarie dall’esito scontato, e sostanzialmente interne al PD - non c’è nessun paragone con quest’ultima. I candidati erano mediamente più forti (nonostante alcuni oggettivi svantaggi), e la presenza del leader di SEL ha portato qualcosa in più al dibattito di coalizione.

Stavolta ho avuto la fortuna di vivere questo straordinario momento di dibattito e partecipazione a Londra, la capitale dell’emigrazione dei precari di ultima generazione, dove ormai, probabilmente, l’italiano è la seconda lingua più parlata – dopo l’inglese, of course!

Il PD e SEL Londra hanno organizzato, nelle scorse settimane, due momenti di confronto tra i rappresentanti dei candidati, uno dei quali con il senatore Micheloni (eletto in circoscrizione estero), e poi allestito due seggi in città per quanti non avessero avuto la prontezza di registrarsi in tempo per il voto on-line, uno a Soho e l’altro ad Islington. Nel resto dell’isola sono stati allestiti altri seggi, precisamente ad Oxford e a Glasgow.

Ed ecco i risultati: a Londra città, totale votanti (ai seggi, escludendo chi ha votato online) 440, il triplo rispetto alle primarie del 2007 (120/140) - secondo quanto dichiarato da Massimo Ungaro, presidente del seggio di Islington. A Renzi sono andate la maggioranza delle preferenze (163), a Vendola 124, a Bersani 68, Puppato 16 e Tabacci 1, in controtendenza rispetto agli ultimi risultati sui seggi all’estero (Bersani 42,3%, Renzi 26,9%, Puppato 4,1% e Tabacci n.p.). Considerando i risultati dei seggi di Glasgow ed Oxford, le percentuali ufficiali sono le seguenti: Bersani 17,50%, Renzi 40,68%, Vendola 35,91%, Puppato 5,45%, Tabacci 0,23%.   

Avevamo bisogno, di queste primarie. In una fase in cui l’ondata grillina, populista e superficiale, sembra prendere il sopravvento, e in cui il centrodestra si misura con una crisi (di leadership, soprattutto) senza precedenti, il centrosinistra riformista e progressista doveva prendere in mano la situazione, prima di tutto facendo parlare la gente. E la risposta, evidentemente, c’è stata, con oltre tre milioni di persone. A dire che, nonostante l’antipolitica dilagante e la sfiducia, nel cuore dei cittadini italiani c’è ancora tanta voglia di buona politica.

È un bene che ci sia il secondo turno. Vuol dire che finalmente nulla può considerarsi scontato, e che si fa sul serio. Speriamo che subito dopo il voto, chiunque sia il vincitore, non ci si accontenti dei dati sulla partecipazione, ma si lavori per il programma della prossima coalizione…di governo.

martedì 16 ottobre 2012

Crocevia

Londra, Balham

Ho sempre avuto un debole per le città-crocevia. Londra pure sembra esserlo, più di Bruxelles, più di Parigi. Ci passa il mondo, e in questo oceano di persone, ci passano anche alcuni amici molto cari. Ebbene sì, se in Italia la routine e i cattivi collegamenti spesso tolgono energia e voglia a serate alternative lontano dalla propria città, Londra sembra offrire occasioni succulente. Convegni di lavoro, vacanze, corsi di lingua, passaggi a nord-ovest. Mille motivi, e con poco sforzo riabbracci persone importanti. È successo ancora, ed è bellissimo. Persino il controllore delle ferrovie South West si è commosso. In bocca al lupo amica mia, non c’è freddo nordico che possa resistere al calore del tuo cuore meridionale….