domenica 19 maggio 2013

Cielo bianco


Tutti mi chiedete com’è questa Tunisia. La risposta è: abbiate pazienza. Mi sento ancora europea, troppo europea, per godere di questo immenso cambiamento. Mi sento osservata, fischiata per strada (vabbè, succede anche in Italia), ma soprattutto mi sento ancora londinese, con la natura rigogliosa che riempie i sensi e agevola il respiro, le limpide luci notturne e le passeggiate solitarie (o con S.) verso Victoria station, l’anonimato e la libertà del camminare. 
Qui il paesaggio è completamente diverso, casermoni bianchi si confondono con un cielo bianco che spesso nasconde un sole pallido; non ci sono semafori, per attraversare devi buttarti in strada e confidare nello stop delle auto; non ci sono marciapiedi, ma cumuli di immondizia e scarti di lavori edilizi ai lati delle strade, vento e polvere. Beh, c’è anche il mare, e questa è la parte più bella. Non sono mai stata “marina”, preferisco l’aria pulita, i boschi, il verde, e non a caso vengo dalla collina. Dovrò abituarmi e trovare il mio modo di abitare questo posto.
Dopo la burla del podcast con i versi degli uccellini e la voce di R. - che mi solleva nei momenti di nostalgia - arriva la vendetta: al mattino un gruppo di uccelli mi sveglia puntualmente alle 5.30, così alla sera crollo, e comunque in giro da sola non potrei starci. Leggo molto, un buon modo per ricaricare le batterie dopo un mese di intensi cambiamenti e miriadi di abbracci.
Chiedo di avere una bici per sentirmi più autonoma - visto che la filosofia di mezzi pubblici mi è tuttora estranea, ci si muove prevalentemente in auto (come a Minervino!) -, e mi guardano storto, qui le bici non le usa nessuno. Chiedo di piscine pubbliche per fare sport, e mi sorridono, qui le piscine pubbliche non esistono. Al massimo si può provare ad avere una concessione negli alberghi turistici.
Però sono tutti così gentili, mi guardano come un'extraterrestre, con timore, stima, rispetto e simpatia. Tra l’altro, il mio taglio di capelli già è trendy. Nel lavoro ci sto entrando, ma ho capito che mi calza a pennello.
Per divagare e acclimatarmi, mi do alla letteratura di viaggio. Oggi finisco “Un altro giro di giostra” di Terzani, sono a metà di “Infinito viaggiare” di Magris e sto divorando “Andare a piedi. Filosofia del camminare” di Gros, che mi ricorda tanto Londra, o meglio, la “mia”, personalissima, Londra.
Ma siamo a Sousse, quindi...oggi si fa il primo bagno al mare!


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